FELTRI UMILIA LA SALIS: “SEI LA VERGOGNA D’ITALIA!” .sumo

Feltri distrugge la Salis in TV: “Occupante abusiva e parassita, restituisci i soldi ai poveri!”

In una serata televisiva che resterà impressa nella memoria collettiva per la sua brutalità logica e la sua ferocia dialettica, abbiamo assistito al crollo definitivo di un’icona costruita a tavolino. Da una parte Vittorio Feltri, il “vecchio leone” del giornalismo italiano, in collegamento da Milano; dall’altra Ilaria Salis, l’europarlamentare diventata il vessillo della sinistra militante, seduta in uno studio che si è trasformato rapidamente in un’aula di tribunale morale.

L’onore negato: “Chiamatela imputata, non onorevole”

L’incendio è divampato immediatamente. Al saluto del conduttore che presentava l’”onorevole Salis”, Feltri ha reagito con un gesto di stizza viscerale: “Ma quale onorevole! Non chiamatela così, chiamatela occupante o imputata. L’onore è una cosa seria e lei non ne ha”. È stato il primo di una serie di schiaffi verbali che hanno ridefinito il perimetro del confronto. Secondo Feltri, l’elezione della Salis al Parlamento Europeo non è stato un trionfo della democrazia, ma un “incidente”, una scorciatoia “ad personam” utilizzata dalla sinistra per svuotare una cella in Ungheria invece di affrontare un processo per accuse gravissime, come quella di aver partecipato ad aggressioni violente con armi contundenti.

Il paradosso della borghese che ruba ai poveri

Il punto più alto della tensione è stato raggiunto sulla questione delle case occupate. Feltri ha demolito la narrazione della Salis come “difensora del diritto all’abitare”. Con dati alla mano, il direttore ha ricordato i 90.000 euro di debito accumulati dalla Salis con l’Aler di Milano per l’occupazione abusiva di un alloggio popolare. “Lei non è Robin Hood, lei ruba ai poveri veri,” ha urlato Feltri. “Mentre lei sfondava una porta per vizio ideologico, c’era una madre sola o un disabile in graduatoria che aspettava quelle chiavi rispettando la legge. Lei ha calpestato i diritti degli ultimi con l’arroganza di una figlia della Monza bene che sa di avere le spalle coperte da papà”.

Un disastro educativo: dalla cattedra al martello

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Feltri non ha risparmiato critiche feroci al passato professionale della Salis come insegnante. L’idea che una persona accusata di girare con martelli e manganelli nello zaino potesse educare le nuove generazioni è stata definita dal giornalista un “disastro educativo vivente”. “Cosa insegnava ai bambini? Che la polizia è il nemico? Che se una cosa ti piace te la prendi con la forza? Meno male che è finita a Bruxelles, almeno ha smesso di fare danni a scuola,” ha ironizzato Feltri con il suo solito sarcasmo tagliente. Per il direttore, la Salis rappresenta quella “sinistra pedagogica” che ha rovinato il Paese, cercando di rieducare il popolo mentre ne calpesta le regole elementari di convivenza.

Ipocrisia Radical Chic e stipendi d’oro

L’affondo finale è stato dedicato al “vile denaro”. Feltri ha messo a nudo l’incoerenza di chi predica il comunismo ma incassa indennità europee da 15.000 euro al mese. “Lei oggi è una privilegiata della casta, una parassita sociale che vive sulle spalle della signora delle pulizie che paga l’IVA sulla spesa,” ha incalzato il direttore. Ha poi descritto la Salis come il “giocattolo” della sinistra Radical Chic, quella che beve champagne in terrazza e adotta “rivoluzionari da operetta” per noia esistenziale, ignorando che il vero popolo che lavora prova solo schifo per chi vive di illegalità e privilegi.

Il tramonto della “Vittima”

Mentre la Salis tentava debolmente di difendersi parlando di “catene” e “diritti umani”, Feltri l’ha riportata brutalmente alla realtà, ricordando che l’immunità parlamentare non cancella la verità dei fatti. Lo scontro si è concluso con l’abbandono del collegamento da parte di Feltri, che ha lasciato l’europarlamentare in un silenzio tombale, sola davanti alle proprie contraddizioni. La “vittima” è stata smascherata: dietro la maschera dei diritti civili è emersa, secondo la visione del direttore, la figura di una prevaricatrice che usa le istituzioni come un taxi per sfuggire alle proprie responsabilità. Una serata che segna forse la fine dell’egemonia culturale di un certo modo di intendere l’attivismo politico, travolto dalla logica spietata di chi chiede solo rispetto per la legge e per chi fatica onestamente ogni giorno.

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